Nera Vini, quando il tempo diventa un ingrediente del Nebbiolo delle Alpi
Riserve e bottiglie di oltre vent'anni: la storia di vini capaci di evolvere senza perdere la propria identità.
FOOD & WINE
Clara Mennella
10/8/20266 min read
Ci sono vini ai quali il tempo chiede un prezzo e altri ai quali, invece, sembra fare un regalo. In Valtellina il Nebbiolo appartiene decisamente alla seconda categoria, cambia ma naturalmente. Perde qualcosa dell'immediatezza della giovinezza, acquista profondità, lascia emergere nuove sfumature, ma soprattutto conserva quella traccia del territorio che permette, anche molti anni dopo, di riconoscerne l'origine.


È proprio attraverso il tempo che vale la pena raccontare Nera Vini, storica casa vinicola di Chiuro che dal 1940 lega la propria storia a quella della Chiavennasca e dei terrazzamenti valtellinesi. Oltre ottant'anni durante i quali le generazioni della famiglia Nera hanno lavorato sul Nebbiolo delle Alpi, interpretandone le diverse espressioni territoriali e costruendo intorno alla viticoltura di montagna un progetto che oggi conta 8,5 ettari di vigneti di proprietà, 19 etichette e circa 450 mila bottiglie all'anno.
Oggi sono Stefano (a sinistra nella foto), Simone (a destra nella foto) e Angela Nera a portare avanti il progetto familiare, rispettivamente sul fronte agronomico ed enologico, nello sviluppo commerciale e nella gestione delle relazioni aziendali. Tre ruoli differenti intorno a una materia prima che nasce in uno dei territori viticoli più particolari d'Italia.


Qui il Nebbiolo diventa Chiavennasca e cresce su un versante retico modellato nei secoli dall'uomo, tra terrazzamenti, muri a secco e pendenze che possono superare il 70%. L'esposizione al sole favorisce la maturazione, le temperature più fresche preservano acidità ed eleganza aromatica e le escursioni termiche contribuiscono alla complessità dei profumi: condizioni che aiutano a spiegare anche la naturale predisposizione di questi vini all'invecchiamento.


È nelle Riserve che questo rapporto con il tempo diventa particolarmente evidente. Signorie 2018, Sassella Tri Angei 2019, Inferno Ca' di Avi 2020 e Paradiso 2020 raccontano territori e vendemmie differenti; a queste si aggiunge Cheséta 2017, protagonista di un'esperienza particolare di affinamento presso la Latteria di Livigno, a 1.800 metri di quota. Nei diversi millesimi freschezza, tannino, frutto, note floreali, speziate e terziarie cambiano peso, mentre rimangono riconoscibili eleganza e appartenenza territoriale.


Ma confrontare annate distanti significa anche fare i conti con qualcosa che nel frattempo è cambiato: il clima. Vendemmie recenti caratterizzate da maturazioni più importanti possono consegnare alla cantina uve già ricche e strutturate, mentre in passato raggiungere determinate concentrazioni richiedeva condizioni e scelte produttive differenti. Cambia il punto di partenza, non la ricerca dell'equilibrio.
Clima e tempo diventano così due attori dello stesso processo: il primo interviene già nel vigneto e sulla maturazione dell'uva, il secondo accompagna il vino durante la sua evoluzione. In mezzo rimane il lavoro dell'uomo, chiamato a interpretare entrambi senza permettere che l'uno o l'altro cancellino l'identità del territorio.
È qui che due bottiglie diventano particolarmente eloquenti: Valtellina Superiore Signorie Riserva 2002 e Sforzato di Valtellina Messere 2001 di Caven Camuna. Oltre vent'anni separano quelle vendemmie da oggi, eppure assaggiarle non significa semplicemente verificare se abbiano
“resistito”. Significa incontrare vini nati in un'altra stagione della viticoltura valtellinese e osservare ciò che il tempo ha trasformato e, soprattutto, ciò che non è riuscito a cancellare.


Ed è forse questa la parte più affascinante della storia di Nera. Una Riserva non è una fotografia destinata a rimanere immobile. È qualcosa di vivo, che continua a cambiare dentro la bottiglia. Il frutto lascia spazio ad altre sfumature, il tannino evolve, gli aromi acquistano complessità, ma il vino continua a portare con sé la vendemmia, il vigneto e la montagna dalla quale proviene. Perché in Valtellina il tempo non si limita a passare. Entra nel vino.
www.neravini.com
Ci sono vini ai quali il tempo chiede un prezzo e altri ai quali, invece, sembra fare un regalo. In Valtellina il Nebbiolo appartiene decisamente alla seconda categoria, cambia ma naturalmente. Perde qualcosa dell'immediatezza della giovinezza, acquista profondità, lascia emergere nuove sfumature, ma soprattutto conserva quella traccia del territorio che permette, anche molti anni dopo, di riconoscerne l'origine.


È proprio attraverso il tempo che vale la pena raccontare Nera Vini, storica casa vinicola di Chiuro che dal 1940 lega la propria storia a quella della Chiavennasca e dei terrazzamenti valtellinesi. Oltre ottant'anni durante i quali le generazioni della famiglia Nera hanno lavorato sul Nebbiolo delle Alpi, interpretandone le diverse espressioni territoriali e costruendo intorno alla viticoltura di montagna un progetto che oggi conta 8,5 ettari di vigneti di proprietà, 19 etichette e circa 450 mila bottiglie all'anno.
Oggi sono Stefano (a sinistra nella foto), Simone (a destra nella foto) e Angela Nera a portare avanti il progetto familiare, rispettivamente sul fronte agronomico ed enologico, nello sviluppo commerciale e nella gestione delle relazioni aziendali. Tre ruoli differenti intorno a una materia prima che nasce in uno dei territori viticoli più particolari d'Italia.


Qui il Nebbiolo diventa Chiavennasca e cresce su un versante retico modellato nei secoli dall'uomo, tra terrazzamenti, muri a secco e pendenze che possono superare il 70%. L'esposizione al sole favorisce la maturazione, le temperature più fresche preservano acidità ed eleganza aromatica e le escursioni termiche contribuiscono alla complessità dei profumi: condizioni che aiutano a spiegare anche la naturale predisposizione di questi vini all'invecchiamento.


È nelle Riserve che questo rapporto con il tempo diventa particolarmente evidente. Signorie 2018, Sassella Tri Angei 2019, Inferno Ca' di Avi 2020 e Paradiso 2020 raccontano territori e vendemmie differenti; a queste si aggiunge Cheséta 2017, protagonista di un'esperienza particolare di affinamento presso la Latteria di Livigno, a 1.800 metri di quota. Nei diversi millesimi freschezza, tannino, frutto, note floreali, speziate e terziarie cambiano peso, mentre rimangono riconoscibili eleganza e appartenenza territoriale.


Ma confrontare annate distanti significa anche fare i conti con qualcosa che nel frattempo è cambiato: il clima. Vendemmie recenti caratterizzate da maturazioni più importanti possono consegnare alla cantina uve già ricche e strutturate,
mentre in passato raggiungere determinate concentrazioni richiedeva condizioni e scelte produttive differenti. Cambia il punto di partenza, non la ricerca dell'equilibrio.
Clima e tempo diventano così due attori dello stesso processo: il primo interviene già nel vigneto e sulla maturazione dell'uva, il secondo accompagna il vino durante la sua evoluzione. In mezzo rimane il lavoro dell'uomo, chiamato a interpretare entrambi senza permettere che l'uno o l'altro cancellino l'identità del territorio.
È qui che due bottiglie diventano particolarmente eloquenti: Valtellina Superiore Signorie Riserva 2002 e Sforzato di Valtellina Messere 2001 di Caven Camuna. Oltre vent'anni separano quelle vendemmie da oggi, eppure assaggiarle non significa semplicemente verificare se abbiano “resistito”. Significa incontrare vini nati in un'altra stagione della viticoltura valtellinese e osservare ciò che il tempo ha trasformato e, soprattutto, ciò che non è riuscito a cancellare.


Ed è forse questa la parte più affascinante della storia di Nera. Una Riserva non è una fotografia destinata a rimanere immobile. È qualcosa di vivo, che continua a cambiare dentro la bottiglia. Il frutto lascia spazio ad altre sfumature, il tannino evolve, gli aromi acquistano complessità, ma il vino continua a portare con sé la vendemmia, il vigneto e la montagna dalla quale proviene. Perché in Valtellina il tempo non si limita a passare. Entra nel vino.
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