Tenuta Don Giovanni, il ritorno alle origini che guarda al futuro
A Sant’Agnello Andrea D’Aniello riporta a nuova vita l’azienda agricola di famiglia.
FOOD & WINERISTORAZIONEVIAGGI
Clara Mennella
9/28/20265 min read
C’è una novità in Penisola Sorrentina. Ha aperto il 25 aprile, ma per arrivare a quel giorno ci sono voluti quasi otto anni di lavori e, prima ancora, quindici anni di silenzio. Tenuta Don Giovanni era l’azienda agricola di famiglia, quella appartenuta al nonno di Andrea D’Aniello, poi rimasta a lungo abbandonata. Oggi Andrea ha 27 anni e di quel luogo ha ripreso le redini raccontandolo, semplicemente, come un “ritorno alle origini”.


Un ritorno che ha ben poco di nostalgico. Andrea racconta la Tenuta con la sicurezza tranquilla di chi sa dove vuole arrivare e l’entusiasmo di chi vede il proprio progetto crescere giorno dopo giorno. L’ospitalità, spiega, è qualcosa che si porta nel DNA e qui ha trovato il luogo nel quale trasformarla in un’impresa che mette insieme agricoltura, cucina e accoglienza.


Il recupero è stato lungo. Dopo anni di abbandono, il padre di Andrea ha rilevato l’azienda e sono cominciati lavori importanti, durati sette-otto anni. Poi una scelta pragmatica: aprire senza aspettare che tutto fosse completato, facendo crescere il progetto insieme all’attività. Una decisione premiata da una risposta immediatamente positiva, favorita anche da quegli spazi ampi che in Penisola Sorrentina non sono così scontati.
Inizialmente immaginata soprattutto come location per eventi, la Tenuta ha presto trovato nel ristorante una seconda anima autonoma. Elegante, con un servizio molto curato, che vive in stretta relazione con ciò che cresce tutt’intorno: orto, frutteto e pollaio riforniscono quotidianamente la cucina: le uova fresche sono utilizzate anche dalla pasticceria
interna, le patate diventano protagoniste di una golosa parmigiana e l’abbondante produzione di pomodorini alimenta molti piatti del menu con una parte che viene trasformata in conserve, così da portare in tavola il raccolto anche durante l’inverno.


I vegetali sono uno dei punti di forza della proposta e non vengono trattati da semplici comprimari: forno, griglia e differenti preparazioni permettono di costruire anche un intero percorso vegetariano. Poi ci sono il forno per le pizze e le carni provenienti da fornitori selezionati, con un frigorifero per la frollatura bene in vista.




E la Tenuta cambia volto a seconda dello spazio che si attraversa. C’è il ristorante, il grande limoneto con il pergolato, capace di accogliere lunghe tavolate, due sale riservate agli eventi e una cantina dove, fra bottiglie e salumi lasciati a stagionare, trova posto un suggestivo tavolo per pochi ospiti.


Ma Tenuta Don Giovanni non è ancora finita, nei programmi ci sono camere per l’ospitalità e una piscina, nuovi tasselli di un progetto che Andrea continua a seguire mentre prende forma. Forse è proprio questo il suo tratto più interessante: essere entrati in una storia che ha radici lontane, ma che ha appena ricominciato a essere scritta.
www.tenutadongiovanni.com
C’è una novità in Penisola Sorrentina. Ha aperto il 25 aprile, ma per arrivare a quel giorno ci sono voluti quasi otto anni di lavori e, prima ancora, quindici anni di silenzio. Tenuta Don Giovanni era l’azienda agricola di famiglia, quella appartenuta al nonno di Andrea D’Aniello, poi rimasta a lungo abbandonata. Oggi Andrea ha 27 anni e di quel luogo ha ripreso le redini raccontandolo, semplicemente, come un “ritorno alle origini”.


Un ritorno che ha ben poco di nostalgico. Andrea racconta la Tenuta con la sicurezza tranquilla di chi sa dove vuole arrivare e l’entusiasmo di chi vede il proprio progetto crescere giorno dopo giorno. L’ospitalità, spiega, è qualcosa che si porta nel DNA e qui ha trovato il luogo nel quale trasformarla in un’impresa che mette insieme agricoltura, cucina e accoglienza.
Il recupero è stato lungo. Dopo anni di abbandono, il padre di Andrea ha rilevato l’azienda e sono cominciati lavori importanti, durati sette-otto anni. Poi una scelta pragmatica: aprire senza aspettare che tutto fosse completato, facendo


I vegetali sono uno dei punti di forza della proposta e non vengono trattati da semplici comprimari: forno, griglia e differenti preparazioni permettono di costruire anche un intero percorso vegetariano. Poi ci sono il forno per le pizze e le carni provenienti da fornitori selezionati, con un frigorifero per la frollatura bene in vista.






Ma Tenuta Don Giovanni non è ancora finita, nei programmi ci sono camere per l’ospitalità e una piscina, nuovi tasselli di un progetto che Andrea continua a seguire mentre prende forma. Forse è proprio questo il suo tratto più interessante: essere entrati in una storia che ha radici lontane, ma che ha appena ricominciato a essere scritta.
www.tenutadongiovanni.com


crescere il progetto insieme all’attività. Una decisione premiata da una risposta immediatamente positiva, favorita anche da quegli spazi ampi che in Penisola Sorrentina non sono così scontati.
Inizialmente immaginata soprattutto come location per eventi, la Tenuta ha presto trovato nel ristorante una seconda anima autonoma.
Elegante, con un servizio molto curato, che vive in stretta relazione con ciò che cresce tutt’intorno: orto, frutteto e pollaio riforniscono quotidianamente la cucina: le uova fresche sono utilizzate anche dalla pasticceria interna, le patate diventano protagoniste di una golosa parmigiana e l’abbondante produzione di pomodorini alimenta molti piatti del menu con una parte che viene trasformata in conserve, così da portare in tavola il raccolto anche durante l’inverno.
E la Tenuta cambia volto a seconda dello spazio che si attraversa. C’è il ristorante, il grande limoneto con il pergolato, capace di accogliere lunghe tavolate, due sale riservate agli eventi e una cantina dove, fra bottiglie e salumi lasciati a stagionare, trova posto un suggestivo tavolo per pochi ospiti.
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